Anche nel lavoro più prudente può accadere di ferirsi la mano con uno scalpello, di inalare un gas tossico lavorando con sostanze chimiche, oppure di cadere da una scala durante i lavori di montaggio.
Incidenti più frequenti e misure precauzionali
Ustioni. Luoghi, attività e mezzi pericolosi: cucina, lavanderia, bagno; fusione di grassi, saldatura; ferri da stiro, stufe, riscaldatori difettosi, piastre elettriche. Materiali particolarmente infiammabili: benzina, etere, alcol, trementina, soprattutto come mezzi di pulizia e mezzi per la distruzione degli insetti.
Precauzioni: non dobbiamo accumulare scarti, carta da giornale, stracci; non dobbiamo lasciare la cenere in una cassetta o in un cesto di legno; sui fornelli e sulle stufe i recipienti di cottura devono essere collocati in modo che i loro manici non siano rivolti verso il fuoco; con i detergenti infiammabili bisogna agire con molta cautela; il fuoco o la fiamma aperta non devono essere lasciati incustoditi.
Avvelenamento da monossido di carbonio, fumo. Stirare con ferro a carbone, stufa con combustione difettosa o stufa chiusa prima del tempo, camini difettosi.
Precauzioni: camini e stufe devono essere controllati e puliti continuamente; con ferri da stiro a carbone stirare con la finestra aperta; non si deve fumare a letto; se parcheggiamo l’automobile in garage, bisogna poi lasciarlo aperto per un certo tempo.
Avvelenamento da gas, esplosione di gas. Difetti della rete del gas illuminante. uso improprio degli scaldacqua (boiler), valvole difettose o non chiuse. Tre tipi di pericolo: esplosione, incendio, avvelenamento da gas.
L’ingrediente più pericoloso del gas illuminante è il monossido di carbonio. I segni di avvelenamento sono: pallore, mal di testa, debolezza, vertigini, intorpidimento degli arti, vomito, diarrea, sonnolenza, tremori muscolari intermittenti, svenimento. Infine, a causa della paralisi degli organi respiratori, può sopraggiungere la morte.
Se l’avvelenamento si sviluppa gradualmente, in un periodo di tempo più lungo (per esempio, un gas che brucia lentamente e costantemente nell’appartamento), i sintomi sono: caratteristico colorito del viso pallido, bluastro-grigio, debolezza muscolare, stanchezza, tremori nervosi, tremito di bocca, mani e piedi, svenimento (soprattutto al momento di alzarsi), indebolimento degli organi dell’udito e della vista, andatura incerta, diminuzione della memoria e della capacità di concentrazione, agitazione e diminuzione della forza di volontà.
Precauzioni: se avvertiamo odore di gas, occorre aprire subito porte e finestre, aerare a lungo l’ambiente, non accendere fiammiferi, è vietato accendere l’illuminazione elettrica; chiudere completamente il rubinetto del gas; non usare tubi di gomma per le condotte del gas senza inserto tessile; la tenuta degli impianti gas non deve essere controllata con fiamma libera, ma solo con acqua saponata!
Se lo scaldacqua a gas (autogeisir) non si accende, occorre subito chiudere il rubinetto dell’acqua calda e attendere almeno 10 minuta finché l’intera quantità di gas fuoriuscita non sia evaporata. Dopo di ciò, bisogna prima accendere la fiamma di accensione e solo poi aprire il rubinetto dell’acqua calda.
La combustione della fiamma a gas deve essere costantemente controllata. Se la fiamma ha un colore giallastro con contorni lunghi e sbiaditi, la combustione è incompleta. Un apparecchio con combustione incompleta non deve essere utilizzato. I prodotti della combustione dei fornelli a gas devono essere convogliati attraverso la canna fumaria. Dove ciò non è previsto, occorre prestare grande attenzione alla ventilazione.
Scarica elettrica. Conduttori difettosi, apparecchi domestici, utensili, conduttori privi di isolamento, interruttori, spine, portalampade usurati; in particolare in cucina, in bagno, in lavanderia e in cantina; lampade portatili, riparazioni improprie di fusibili difettosi (ad es. con un filo).
Precauzioni: occorre rimuovere tutti i cavi elettrici sospesi liberamente; non dobbiamo usare interruttori e accessori deboli e non isolati; ogni guasto va eliminato immediatamente; non dobbiamo riparare interruttori e cavi con le mani bagnate!
Precauzioni generali di sicurezza nell’officina domestica
L’officina, le macchine, i mezzi di lavoro e i dispositivi di protezione devono essere adeguati, durevoli e in buono stato.
Il pavimento deve essere liscio, ma non scivoloso, in buone condizioni e adatto a essere mantenuto pulito.
Il posto di lavoro deve essere spazioso, ben illuminato, con uno spazio libero di almeno 80 cm di larghezza.
Usiamo solo scale che abbiano pioli integri e robusti e che siano state provate prima dell’uso! Le scale a un’unica anta devono essere protette contro lo scivolamento. Quelle a due ante devono essere assicurate con cerniere o catene affinché non si aprano. Quando si lavora in quota è obbligatorio utilizzare un’imbracatura di sicurezza.
Gli apparecchi elettrici devono essere costruiti e utilizzati solo in conformità con le norme e prescrizioni vigenti.
L’illuminazione naturale e artificiale deve essere sufficiente e praticamente priva di ombre sul posto di lavoro e sulle mani, e allo stesso tempo non deve essere abbagliante.
L’abbigliamento da lavoro - specialmente vicino a macchine pericolose - deve essere adeguato. Non si devono indossare indumenti ampi con parti penzolanti liberamente; non sono consentiti grembiuli, sciarpe e cravatte. I capelli vanno protetti con un cappello.
È opportuno usare occhiali e maschere protettive se esiste il pericolo di schegge, scintille e gocce di liquidi corrosivi. Contro la luce intensa occorre inoltre usare occhiali scuri adeguati.
I gas, i vapori e le polveri infiammabili ed esplosivi devono essere rimossi con potenti aspiratori. Se nella stanza sono presenti gas, vapori o polveri infiammabili o esplosivi, non si deve usare riscaldamento o illuminazione a fiamma libera. Allo stesso modo in tali locali non devono essere collocati motori a combustione interna o macchine per la rettifica. Alla ventilazione di tali locali va prestata particolare attenzione. Se esistono mezzi e dispositivi (manuali) per lo spegnimento di incendi, devono essere sempre efficienti e il loro uso va periodicamente esercitato.
È vietato accumulare sostanze autoinfiammabili, truciolato e stracci unti!
Sulle parti mobili delle macchine occorre installare protezioni tali da escludere anche la possibilità accidentale di contatto reciproco di tali parti.
Primo soccorso dopo l’infortunio
Arresto dell’emorragia esterna. La cosa più importante è chiudere le arterie lesionate e proteggere la ferita dall’infezione con una medicazione adeguata (fig. 1). Non si devono rimuovere dalla ferita i residui di sangue né versare o lavare la ferita con liquidi. Una medicazione applicata correttamente riduce il dolore del ferito. La persona con emorragia esterna dovrebbe sedersi o sdraiarsi e la parte del corpo che sanguina va sollevata. I materiali necessari per il primo soccorso sono: garze sterili, cotone e bende. Se la ferita o la sua zona circostante sono sporche di polvere, fango o altre sostanze infettive, allora dobbiamo pulire la ferita con garza sterile (o sciacquarla con acqua ossigenata) e spennellare sottilmente la zona attorno alla ferita con iodio al 5%% (se non c’è iodio, con alcol o acqua di Colonia).
Occorre distinguere il sanguinamento dei capillari, dei vasi di conduzione e delle arterie principali (arterie pulsanti).
Le piccole emorragie capillari si arrestano con un semplice bendaggio protettivo (fig. 1, 1. parte). Le emorragie più abbondanti si arrestano con un bendaggio compressivo. Sulla ferita si applica una garza sterile e sopra la garza del cotone. Quindi si forma un »tampone«, garza o cotone avvolto in garza e piegato a forma di palla (grande quanto una noce, un uovo o un pugno, a seconda della dimensione della ferita), che si pone sopra il cotone e si benda il tutto un po’ più strettamente. (Non si deve mettere cotone direttamente sulla ferita!) Se il sangue trasuda, non bisogna togliere il bendaggio ma applicarne uno nuovo sopra di esso! Per il bendaggio delle ferite sono più adatti i cosiddetti primi bendaggi, costituiti da garza sterile (in forma di tampone) e da bendaggio sterile. Le emorragie dei grossi vasi degli arti si arrestano applicando un laccio sopra la ferita (fig. 1, 2. parte).
Una lesione dell’arteria può essere riconosciuta dal fatto che il sangue esce con un forte getto e ha un colore rosso molto intenso. In caso di lesione dei vasi di grosso calibro, a seconda dell’ampiezza della ferita, il sangue fuoriesce a getto o solo lentamente. In entrambi i casi possiamo arrestare l’emorragia solo applicando una fasciatura. L’emorragia degli arti si arresta più facilmente se la parte sanguinante viene sollevata (fig. 1, 3. parte) e se viene fasciata strettamente, procedendo dall’estremità verso il corpo. Questa procedura è particolarmente necessaria se l’infortunato ha perso molto sangue, perché in questo modo ristabiliamo una pressione sanguigna normale. La fasciatura compressiva, in caso di emorragia arteriosa, deve essere posta tra il cuore e il punto lesionato, mentre in caso di sanguinamento dei vasi di grosso calibro, sulla parte dell’arto rivolta verso le dita. Prima di fasciare la ferita, occorre sollevare leggermente la parte lesa, poiché così il sanguinamento diminuirà. Per il laccio emostatico sono più adatti: un’ampia striscia di gomma o un tubo di gomma. Regola importante è che il laccio deve essere applicato solo se non siamo riusciti a fermare l’emorragia con una fasciatura di copertura o compressiva. Inoltre è molto importante che il laccio non venga lasciato per più di 1-1,1/4 ore sulla gamba o sul braccio, perché si intorpidiranno. (Ciò significa che è necessario un rapido intervento medico oppure trasferire immediatamente l’infortunato in ospedale). In caso di emorragia molto grave bisogna cercare di arrestare il sangue comprimendo con le dita (figura 1, 4. parte), nel caso di lesione dell’arteria tra il cuore e il punto lesionato e, nel caso dei vasi di grosso calibro, verso la periferia. Un’emorragia dell’arteria, al collo, può essere arrestata fino all’arrivo del medico solo con la compressione digitale. Al paziente che ha perso molto sangue, se è cosciente e non ha stimolo al vomito, bisogna dare caffè o tè ed effettuare un clistere con soluzione tiepida di sale da cucina.

FIGURA 1
Arresto del sanguinamento dal naso. Il paziente va posto in posizione seduta, la testa va inclinata all’indietro e con il pollice va premuta la cartilagine del naso per una durata di 10-15 mmin. Se in questo modo non riusciamo a fermare l’emorragia, occorre riempire le narici con garza o cotone puliti, piegare la testa in avanti e in questa posizione attendere che il sanguinamento si fermi.
Ustioni. A una persona i cui vestiti hanno preso fuoco, bisogna mettere addosso una coperta spessa o un cappotto e versarle acqua. Sulla ferita da ustione bisogna applicare una garza o un panno morbido imbevuto di crema grassa o oleosa e poi fasciarla. Le parti ustionate non devono essere toccate con le dita né con alcun oggetto, (forare la vescica e simili) finché il medico non arriva.
In caso di ustioni da acidi forti, l’acido va rimosso tamponando, la zona va subito risciacquata con acqua, quindi vi si applicano una garza imbevuta di grasso e una fasciatura.
Contusione. Il punto della contusione è dolente, gonfio e di colore rosso. Se la pelle è ferita e abrasa, va spalmata sottilmente con alcol o iodio e applicata una benda.
Distorsione. La lesione dei legamenti articolari che fissano e proteggono le articolazioni è accompagnata da dolore, ma non così intenso come nella lussazione. Primo soccorso: riposo e impacchi freddi.
Lussazione. La posizione anomala delle estremità delle ossa nelle articolazioni dopo un trauma è accompagnata da forti dolori. La forma dell’articolazione cambia e l’infortunato non può muoversi. Un profano non deve tentare di rimettere in sede un’articolazione lussata, perché così farebbe solo aumentare il danno. L’infortunato va posto in una posizione di riposo e va chiamato il medico. Se l’articolazione lussata viene rimessa rapidamente in sede, il paziente guarirà più in fretta.
Lesioni alle ossa. La frattura ossea è l’interruzione della continuità dell’osso. Il paziente non può muovere la parte del corpo lesionata, non può ad esempio stare sulla gamba fratturata. La frattura ossea può essere di grado diverso: incrinatura, frattura con piccoli frammenti distaccati, frattura o incrinatura e, infine, frattura aperta. Tra tutte le lesioni la più grave è la frattura aperta, che comporta anche il pericolo di infezione. Per questo sulla zona lesionata si applica una garza sterile. Se constatiamo, oppure sussiste il sospetto, che si tratti di una frattura ossea e se possiamo procurare rapidamente assistenza medica, è meglio porre il paziente in posizione supina e attendere il medico. Se invece il paziente deve essere trasportato, allora dobbiamo immobilizzare la gamba lesionata (fig. 2). La rimozione degli indumenti dal paziente va iniziata dal lato non lesionato (vestizione in ordine inverso). Gli indumenti vanno aperti nei punti di cucitura, prestando attenzione a non muovere inutilmente la parte del corpo lesionata. L’immobilizzazione del braccio si esegue fissando il braccio al petto. Ciò è possibile anche senza legature (fig. 2, 1. parte), oppure con una benda, ovvero un fazzoletto di stoffa (fig. 2, 2. parte). In caso di frattura della gamba, la gamba lesionata si fissa a quella sana. Se non siamo sicuri che si tratti di una frattura (può essere anche una lussazione), occorre comunque procedere come se si trattasse di una frattura. L’osso fratturato va immobilizzato insieme a due articolazioni vicine: il braccio fratturato insieme all’articolazione del polso e al gomito; la gamba fratturata insieme al ginocchio e alla caviglia (fig. 2, 3. parte). I mezzi di immobilizzazione possono essere un bastone, una tavola robusta o un altro oggetto piano. Tutti questi mezzi vanno prima avvolti in un tessuto.

FIGURA 2
L’arto fratturato, in attesa del primo soccorso, va appoggiato su una superficie piana (fig. 2, 4. parte).
L’avvelenamento da monossido di carbonio può insorgere: da stufe difettose o chiuse in modo improprio; in garage, a causa dell’auto; durante la combustione lenta del gas (condotte difettose, valvole, combustione della fiamma non corretta ecc.). I segni iniziali dell’avvelenamento: mal di testa, capogiri, nausea, stimolo al vomito. In seguito subentra un tale grado di debolezza che il malato non riesce a camminare e, pur essendo cosciente, non può fuggire. La respirazione è inizialmente accelerata, poi l’infortunato comincia a soffocare e la respirazione diventa più lenta. L’infortunato va immediatamente portato all’aria aperta (e va anche arieggiato il locale); se è cosciente, bisogna dirgli di respirare profondamente e, se può deglutire, dargli caffè forte o tè. Se è in stato di incoscienza, occorre praticare la respirazione artificiale.
Avvelenamento da anidride carbonica. In realtà si tratta di soffocamento dovuto alla mancanza di ossigeno. Si verifica in cantine profonde durante la fermentazione del vino, nelle condotte fognarie e durante la discesa in vecchi pozzi. Il soccorritore deve disporre di mezzi di protezione (fornitura di ossigeno) quando entra in questi locali oppure, in assenza di tali mezzi, deve legare una fune robusta intorno alla vita, tenuta dall’esterno da chi si trova fuori dal locale, fare un respiro profondo prima di entrare e cercare di salvare, rispettivamente estrarre, l’infortunato senza respirare.